Marco Boato - attività politica e istituzionale | ||||||||||||||||
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Roma, 29 gennaio 2004 La proposta di legge sui poteri presidenziali in materia di grazia non può e non deve diventare materia di contrapposizione tra schieramenti politici: sia per la trasversalità delle firme, sia perché è estranea ai programmi tanto della maggioranza quanto dell’opposizione, sia e soprattutto perché attiene esclusivamente a questioni istituzionali e di attuazione costituzionale. Nelle audizioni della scorsa settimana, sei costituzionalisti e giuristi su nove si sono pronunciati per la piena costituzionalità e alcuni di essi hanno fornito opportuni suggerimenti di miglioramento tecnico-giuridico del testo. Lo stesso ministro Castelli, dopo averlo già fatto il 30 dicembre, ha ieri nuovamente ribadito il carattere a suo giudizio “ragionevole” della proposta, pur affermando altre priorità. A questo proposito, la riforma dell’ordinamento giudiziario è già all’esame della Commissione giustizia della Camera ed è già in programma per l’aula nel mese di marzo. Quindi, la proposta sui poteri di grazia non interferisce minimamente con questo iter, che preme al ministro Castelli. Per quanto riguarda le ipotesi di sospensiva in relazione alla riforma costituzionale, va ricordato che pochi mesi fa il Parlamento ha approvato la legge ordinaria La Loggia di attuazione costituzionale del vigente Titolo V pur in presenza sia del DDL sulla devoluzione sia dell’allora già preannunciato DDL di riforma dello stesso Titolo V. Una cosa, dunque, è l’attuazione con legge ordinaria di norme costituzionali vigenti, altra cosa la proposta di modifiche future della Costituzione. Il criterio che è valso per il Titolo V deve a maggior ragione valere per una legge ordinaria che si riferisce a un solo comma costituzionale. L’ipotesi, prospettata da AN e dal relatore, di reintrodurre, per la grazia, l’obbligo della domanda è stata definita “vessatoria” dall’on. Saponara di F.I., rifiutata dall’on. D’Alia (e prima dall’on. Mongiello) dell’UDC, dichiarata oggi non condivisibile anche dall’on. Luciano Dussin della Lega e respinta inoltre da tutti gli esponenti del centro-sinistra finora intervenuti nel dibattito. Reintrodurre l’obbligo della domanda non solo cancellerebbe una norma vigente del CPP “Vassalli-Pisapia” (“La grazia può essere concessa anche in assenza di domanda o proposta”), non solo farebbe rivivere una norma del Codice Rocco tipica dello Stato etico del regime fascista, ma costituirebbe una limitazione indebita del potere presidenziale. Sarebbe, in realtà, questa sì, una norma-fotografia, esclusivamente ad personam, anzi contra personam: esclusivamente contro Adriano Sofri, che ha sempre legittimamente dichiarato di non voler presentare domanda di grazia. Se si volesse ritornare dallo Stato di diritto allo Stato etico, stravolgendo il significato costituzionale e la logica liberal-democratica della proposta di legge che porta la mia prima firma, insieme a quella di altri 27 deputati, sarei personalmente costretto a votare contro. Contro una legge non corretta e migliorata, il che è giusto e legittimo, ma stravolta e snaturata: il che sarebbe inaccettabile, comportando uno sfregio alla Costituzione e ai poteri presidenziali in materia. Sono personalmente, come sempre, aperto al confronto costruttivo e al dialogo fino all’ultimo minuto sulle ipotesi e proposte di miglioramento del testo. Ma sarebbe del tutto inaccettabile usare pretestuosamente il testo da me e da tanti altri proposto per un suo rovesciamento strumentale, in una logica persecutoria e vendicativa: una logica che sarebbe l’opposto dell’istituto della grazia e dei valori costituzionali che ne stanno a fondamento. Marco Boato
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MARCO BOATO |
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